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Teorie Originali  di Jugerta Lazri

LA TEORIA DEL PRIMO NOME

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La mia ricerca parte da una domanda: quanto di ciò che oggi chiamiamo “io” è realmente una nostra scelta?

 

Per rispondere, ho iniziato a osservare l’identità non come qualcosa che l’essere umano possiede semplicemente, ma come qualcosa che si forma attraverso un processo. Prima ancora di poter elaborare autonomamente una rappresentazione di noi stessi, entriamo in un sistema di significati che esiste già: una famiglia, una cultura, un linguaggio, delle aspettative, dei modelli affettivi, delle convinzioni sul bene e sul male, sul successo e sul fallimento, sulla paura e sul desiderio.

 

Impariamo a interpretare il mondo prima ancora di poterci interrogare sul modo in cui lo interpretiamo.

 

Questo significa che una parte dell’identità può costituirsi prima dell’esercizio della scelta. Riceviamo definizioni, ruoli, valori, modalità di relazione e criteri attraverso i quali comprendere ciò che ci accade. Alcuni vengono successivamente rifiutati, altri trasformati, altri ancora rimangono così profondamente integrati da non essere più percepiti come qualcosa che abbiamo ricevuto.

 

È proprio in questo punto che ho individuato il fenomeno che chiamo Primo Nome.

 

Il Primo Nome non è semplicemente il nome con cui veniamo registrati alla nascita. È la prima definizione dell’io che riceviamo prima di essere in grado di definirci autonomamente. È l’insieme delle coordinate attraverso cui impariamo, inizialmente, a riconoscere chi siamo, che cosa possiamo essere, che cosa dobbiamo evitare, che cosa meritiamo e quale posto possiamo occupare nel mondo.

 

Il problema nasce quando ciò che è stato ricevuto viene successivamente confuso con ciò che è stato scelto.

 

Un comportamento appreso può diventare carattere. Una paura può essere interpretata come prudenza. Una rinuncia può assumere il significato di maturità. Una ferita non riconosciuta può diventare una spiegazione stabile del proprio modo di essere. Quando un modello viene ripetuto abbastanza a lungo, non è più necessario che qualcuno lo imponga: può essere interiorizzato al punto da funzionare spontaneamente.

 

A quel punto l’identità diventa difficile da interrogare proprio perché appare naturale.

 

La conseguenza più radicale di questa osservazione è una possibilità che considero centrale: si può nascere con un’identità, vivere con quell’identità e morire con quell’identità senza averla mai scelta.

 

Non significa che l’identità sia falsa, né che tutto ciò che riceviamo dagli altri debba essere rifiutato. Significa che esiste una differenza fondamentale tra ciò che costituisce una persona e ciò che una persona ha consapevolmente scelto di costituire.

 

La questione dell’evoluzione personale si sposta allora su un piano diverso. Non si tratta semplicemente di diventare qualcun altro, ma di riuscire a distinguere, all’interno dell’identità che abitiamo, ciò che abbiamo ricevuto, ciò che abbiamo assorbito, ciò che abbiamo ripetuto e ciò che, invece, abbiamo realmente scelto.

 

Per questo considero il Primo Nome il punto iniziale di una ricerca sull’identità: prima di domandarsi chi vogliamo diventare, occorre comprendere da dove proviene l’idea di chi siamo.

 

La libertà, in questa prospettiva, non coincide con la possibilità astratta di scegliere qualsiasi cosa. Comincia nel momento in cui diventiamo capaci di riconoscere le definizioni che ci hanno preceduto e di stabilire, una per una, quali di esse continuano realmente a rappresentarci.

 

La domanda conclusiva non è quindi soltanto “chi sono?”, ma una domanda più difficile:

“Quanto di ciò che oggi chiamo ‘io’ è davvero una mia scelta?”

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-Jugerta Lazri

LA TEORIA DEL FLUIDO

1. Oggetto della teoria

 

La Teoria del Fluido propone un modello per descrivere il rapporto tra l'essere umano e l'ambiente psicologico nel quale vive.

 

Il concetto centrale della teoria è quello di Fluido: un ambiente psicologico dinamico, costituito dall'insieme delle parole, dei comportamenti, delle emozioni, delle aspettative, delle convinzioni, dei valori, dei giudizi e dei significati che circolano all'interno delle relazioni umane e che contribuiscono a determinare le condizioni nelle quali gli individui percepiscono, interpretano e vivono la realtà.

 

Il Fluido non deve essere inteso come una sostanza materiale, né come una forma di energia invisibile. È un concetto teorico attraverso il quale è possibile osservare l'ambiente psicologico non come semplice sfondo dell'esistenza individuale, ma come una dimensione attiva della vita umana.

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La tesi fondamentale è che l'individuo non esista in rapporto a un ambiente psicologico soltanto dall'esterno. L'individuo è continuamente immerso in esso.

 

Da questa premessa deriva l'intera teoria.

 

2. L'immersione

 

Per comprendere il concetto di Fluido è utile ricorrere all'immagine dell'acqua.

 

Un pesce vive nell'acqua. Non entra nell'acqua soltanto quando decide di compiere una determinata azione: la sua intera esistenza si svolge al suo interno. L'acqua costituisce la condizione ambientale permanente della sua vita.

 

La stessa relazione può essere utilizzata, sul piano teorico, per comprendere l'esperienza umana.

 

L'essere umano nasce già all'interno di un ambiente psicologico. Prima ancora di poterlo osservare criticamente, entra in contatto con un linguaggio, con determinate modalità relazionali, con aspettative, norme, valori, paure, convinzioni e forme di interpretazione della realtà.

 

Non sceglie inizialmente il Fluido nel quale viene immerso.

 

Lo riceve come condizione della propria esperienza.

 

Per questa ragione il Fluido possiede una caratteristica fondamentale: la sua presenza tende a diventare invisibile proprio perché è continua.

 

L'individuo riconosce più facilmente i singoli elementi che compongono il proprio ambiente — una parola, un comportamento, un conflitto, un giudizio — che non l'ambiente psicologico complessivo nel quale quegli elementi assumono significato.

 

Il problema teorico, quindi, non consiste soltanto nell'individuare ciò che circonda l'individuo, ma nel riconoscere che l'individuo è immerso in ciò che lo circonda.

 

3. L'invisibilità del Fluido

 

L'invisibilità del Fluido non significa che esso sia impercettibile in senso assoluto.

 

Significa che normalmente non viene percepito come un oggetto distinto dall'esperienza.

 

Quando un determinato ambiente psicologico è stabile e continuo, le sue caratteristiche possono essere vissute come normali, naturali o semplicemente come parte della realtà.

 

Una persona può quindi essere immersa per anni in determinati modelli di comunicazione, in determinate aspettative o in determinate forme emotive senza identificare tali elementi come componenti di un ambiente.

 

Questa caratteristica distingue il Fluido da un semplice evento.

 

Un evento accade.

 

Il Fluido, invece, costituisce il contesto psicologico continuativo nel quale gli eventi vengono vissuti e interpretati.

 

Per questo la teoria sposta l'attenzione dall'evento isolato alla condizione ambientale nella quale l'evento si verifica.

 

Non considera soltanto ciò che accade all'individuo, ma anche il Fluido nel quale quell'accadimento viene percepito.

 

4. Il Fluido come ambiente dinamico

 

Il Fluido non è un contenitore passivo.

 

È dinamico perché viene continuamente modificato dagli individui che lo abitano.

 

Ogni interazione può introdurre nel Fluido nuovi elementi: una parola, un giudizio, una forma di fiducia, una paura, un comportamento, una convinzione, un modo di reagire.

 

Questi elementi non rimangono necessariamente confinati nell'atto attraverso il quale vengono introdotti.

 

Entrano nell'ambiente relazionale e possono modificare le condizioni nelle quali avvengono le interazioni successive.

 

Per questo l'individuo deve essere considerato contemporaneamente in due posizioni: abitante del Fluido e agente di modificazione del Fluido.

 

Questa doppia posizione è essenziale.

 

L'individuo non è soltanto influenzato dall'ambiente e non è soltanto colui che influenza l'ambiente.

 

Vive nell'ambiente che contribuisce a modificare.

 

5. La reciprocità tra individuo e Fluido

 

Da questa premessa deriva il principio di reciprocità della teoria.

 

Il rapporto non può essere rappresentato esclusivamente come:

 

ambiente → individuo

 

perché ciò descriverebbe l'individuo come semplice destinatario di influenze esterne.

 

Non può nemmeno essere rappresentato soltanto come:

 

individuo → ambiente

 

perché ciò ignorerebbe il fatto che ogni individuo agisce all'interno di condizioni psicologiche che non ha creato da solo.

 

La relazione proposta dalla Teoria del Fluido è invece circolare:

 

individuo → Fluido → individuo → Fluido.

 

L'individuo riceve condizioni dal Fluido, agisce all'interno di esse e, attraverso la propria azione, contribuisce a modificarle. Il Fluido modificato costituisce quindi nuovamente l'ambiente nel quale l'individuo continua a vivere.

 

Si produce così un processo continuo di immersione, modificazione e retroazione.

Il Fluido non è quindi soltanto ciò che circonda l'individuo.

È ciò con cui l'individuo è in rapporto permanente.

 

6. Il Fluido e la percezione

 

Uno degli aspetti centrali della teoria riguarda il rapporto tra Fluido e percezione.

 

L'ambiente psicologico non determina automaticamente ciò che una persona pensa o percepisce. Tuttavia, può contribuire a modificare le condizioni attraverso cui la realtà viene interpretata.

Questo può essere compreso attraverso l'immagine dell'acqua torbida.

Se introduciamo dell'inchiostro nell'acqua, l'acqua non necessariamente modifica ciò che esiste oltre di essa. Modifica però la possibilità di vedere attraverso di essa con la stessa chiarezza.

 

La metafora permette di formulare un principio teorico preciso: un ambiente psicologico può modificare le condizioni percettive e interpretative dell'individuo senza modificare direttamente l'oggetto percepito.

 

Le parole negative costituiscono un esempio significativo.

Una parola non è un'azione materiale nel senso tradizionale del termine. Tuttavia, parole ripetute di svalutazione, minaccia, disprezzo o sfiducia possono modificare il clima psicologico di una relazione o di un ambiente.

Se tali elementi diventano persistenti, possono contribuire a rendere il Fluido più “torbido”, nel senso teorico del termine: possono modificare le condizioni nelle quali le persone interpretano se stesse, gli altri e ciò che accade.

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L'individuo continua quindi a vedere il mondo, ma lo vede attraverso condizioni che non sono indipendenti dall'ambiente nel quale è immerso.

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Il Fluido, in questo senso, non determina necessariamente ciò che viene percepito; contribuisce a determinare le condizioni attraverso cui viene percepito.

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7. Il Fluido come condizione di formazione

 

Se l'individuo è immerso continuamente nel Fluido, allora il Fluido non riguarda soltanto il momento presente.

Può partecipare ai processi attraverso i quali si formano abitudini percettive, aspettative, modalità relazionali e forme di interpretazione di sé e degli altri.

L'ambiente, quindi, non deve essere considerato esclusivamente come qualcosa nel quale il carattere individuale si manifesta.

Può essere anche una delle condizioni attraverso cui quel carattere prende forma.

Questo non implica un determinismo ambientale.

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La teoria non sostiene che una persona sia completamente definita dal Fluido nel quale vive. Sostiene invece che nessuna formazione individuale avviene in assenza di condizioni ambientali e che tali condizioni partecipano al processo attraverso il quale l'individuo costruisce la propria esperienza.

L'ambiente può quindi contribuire a “definire il personaggio” non perché scriva integralmente il suo copione, ma perché contribuisce a creare il contesto nel quale quel personaggio viene formato, interpretato e continuamente modificato.

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8. L'unità di analisi: individuo e Fluido

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La conseguenza metodologica più importante della teoria è che l'individuo non dovrebbe essere studiato come se fosse completamente separabile dal proprio ambiente psicologico.

Per comprendere una determinata esperienza individuale, occorre considerare anche il Fluido nel quale essa si produce.

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La domanda non è più soltanto:

“Che cosa accade dentro questa persona?”

 

Diventa anche:

“In che modo questa persona sta contribuendo a modificare il Fluido nel quale vive?”

 

L'oggetto della teoria non è quindi l'individuo isolato né l'ambiente considerato separatamente.

È la relazione dinamica tra individuo e Fluido.

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9. Il principio fondamentale

 

La Teoria del Fluido può essere sintetizzata attraverso una proposizione fondamentale:

 

l'essere umano vive immerso in un ambiente psicologico continuo che normalmente non percepisce come un ambiente distinto; questo Fluido contribuisce a creare le condizioni attraverso cui l'individuo percepisce e interpreta la realtà, mentre l'individuo, attraverso la propria presenza e le proprie azioni, contribuisce continuamente a modificarlo.

 

Il punto di partenza della teoria non è quindi ciò che il Fluido produce come conseguenza.

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È qualcosa di precedente.

È il riconoscimento dell'immersione.

L'essere umano vive dentro un Fluido.

Lo abita prima di poterlo osservare.

Lo modifica mentre lo abita.

E continua a essere influenzato dal Fluido che egli stesso, insieme agli altri, contribuisce a modificare.

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È questa condizione di reciproca immersione che costituisce il fondamento della Teoria del Fluido.

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-Jugerta Lazri

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